Piange e si lamenta sempre negli stessi orari: cosa può significare?

Piange e si lamenta sempre negli stessi orari: cosa può significare?

Ogni giorno succede più o meno alla stessa ora.

La persona inizia a lamentarsi.

Piange.

Diventa agitata.

Ripete le stesse frasi.

Chiede continuamente qualcosa.

A volte sembra persino che cambi completamente comportamento rispetto a qualche ora prima.

E il caregiver si ritrova a pensare:

"Perché succede sempre a quest'ora?"

È una domanda importante.

Perché quando un comportamento si ripete con una certa regolarità, può esserci qualcosa che lo sta favorendo.

Non significa necessariamente che ci sia un problema grave.

E non significa nemmeno che la persona lo faccia volontariamente.

In molti casi, quel pianto o quella agitazione possono essere un modo per comunicare un bisogno che la persona non riesce più a esprimere chiaramente.


Non è detto che sia "solo demenza"

Quando una persona anziana, soprattutto se vive con una forma di demenza, cambia comportamento, la prima spiegazione che viene in mente può essere proprio la malattia.

Ma è importante non fermarsi alla prima interpretazione.

Dolore, fame, sete, bisogno di andare in bagno, stitichezza, infezioni, disidratazione, problemi di sonno, effetti dei farmaci o un ambiente troppo rumoroso possono provocare agitazione e sofferenza.

Per questo il comportamento dovrebbe essere osservato come un segnale, non semplicemente come un problema da far smettere.

La domanda non dovrebbe essere soltanto:

"Come faccio a farla smettere di piangere?"

Ma:

"Che cosa potrebbe cercare di comunicarmi?"


Perché succede sempre alla stessa ora?

Quando il comportamento compare regolarmente in una determinata fascia della giornata, vale la pena osservare cosa succede proprio in quel momento.

Potrebbe esserci un cambiamento nella routine.

È l'ora della cena?

È il momento di prendere alcuni farmaci?

La persona è più stanca?

Comincia a fare buio?

Ci sono meno persone intorno?

Si trova davanti a una determinata attività?

Deve andare in bagno?

Ha trascorso molte ore senza mangiare o bere?

Oppure semplicemente è arrivata alla fine di una giornata che per lei è diventata troppo faticosa.

L'orario può essere un indizio.

Non necessariamente la spiegazione.


Quando si parla di "sundowning"

Se il comportamento compare soprattutto nel tardo pomeriggio o nelle prime ore della sera, in una persona con demenza potrebbe trattarsi di quello che viene comunemente chiamato sundowning, cioè una maggiore agitazione, confusione o sofferenza che tende a comparire in quella parte della giornata.

Non è però una diagnosi.

E non significa semplicemente "diventa nervosa quando tramonta il sole".

Le cause non sono completamente comprese e possono entrare in gioco diversi fattori: stanchezza, fame, dolore, bisogni non soddisfatti, alterazioni del ritmo sonno-veglia, problemi di vista o udito, ambiente troppo stimolante, cambiamenti della routine e anche alcuni farmaci.

Per questo due persone possono avere comportamenti simili ma per motivi completamente diversi.


A volte il pianto è una forma di comunicazione

Una persona che non riesce più a spiegare bene quello che prova può utilizzare il comportamento per comunicarlo.

Ha sete.

Ha dolore.

Ha paura.

È confusa.

Ha bisogno del bagno.

Ha freddo.

È stanca.

Non riconosce più l'ambiente.

Vuole una persona specifica.

Oppure sta semplicemente cercando rassicurazione.

Nelle fasi più avanzate della demenza, infatti, la persona può avere difficoltà a comunicare verbalmente i propri bisogni, ma continuare a comunicare attraverso comportamenti, espressioni del viso, gesti e suoni.

Questo cambia completamente il modo di guardare a quel comportamento.

Non è necessariamente:

"Sta facendo i capricci."

Potrebbe essere:

"Sta cercando di dirmi qualcosa."


Prima di pensare alla demenza, controlliamo le cose semplici

Quando inizia il pianto o l'agitazione, il caregiver può fare una piccola verifica.

💧 Ha sete?

La disidratazione può contribuire a confusione e malessere.

🍽️ Ha fame?

Anche la fame può aumentare irritabilità e agitazione.

🚽 Deve andare in bagno?

Un bisogno fisiologico non riconosciuto o non espresso può manifestarsi attraverso il comportamento.

💩 È stitica?

La stitichezza può provocare dolore e disagio e, nelle persone con demenza, può manifestarsi anche attraverso cambiamenti comportamentali.

🤕 Ha dolore?

Il dolore può essere difficile da riconoscere quando la persona non riesce a descriverlo.

💊 È cambiata la terapia?

Alcuni farmaci possono contribuire a sonnolenza, confusione o cambiamenti del comportamento.

🌡️ L'ambiente è confortevole?

Troppo rumore, caldo, freddo, luce insufficiente o un ambiente confuso possono aumentare il disagio.


Il diario può diventare uno strumento prezioso

Quando un comportamento si ripete ogni giorno, cercare di ricordarlo a memoria può essere difficile.

Meglio scriverlo.

Per una o due settimane, si può annotare:

🕐 Ora: quando comincia?

😟 Comportamento: piange, urla, si agita, ripete una frase?

🍽️ Cosa è successo prima: ha mangiato? Ha bevuto?

💊 Farmaci: aveva appena assunto una terapia?

🚽 Bisogni fisici: è andata in bagno?

🏠 Ambiente: c'erano rumori, televisione, molte persone?

😴 Sonno: ha dormito durante il giorno?

❤️ Cosa l'ha aiutata: cosa ha fatto diminuire il disagio?

Tenere un diario per una o due settimane può aiutare a riconoscere schemi e possibili fattori scatenanti.

Ed è un'informazione molto utile anche da condividere con il medico.


Cercare il "prima" è spesso più utile che concentrarsi sul "dopo"

Immaginiamo che ogni giorno alle 18:30 la persona inizi a piangere.

La domanda immediata potrebbe essere:

"Come faccio a calmarla?"

Ma proviamo a guardare i 30-60 minuti precedenti.

Cosa è successo?

Alle 17:30 ha fatto merenda?

Alle 18 ha preso un farmaco?

Alle 18:15 è rimasta sola?

Alle 18:20 è diventato buio?

Alle 18:30 qualcuno ha iniziato a preparare la cena?

Oppure quel momento coincide semplicemente con la stanchezza accumulata della giornata?

A volte il comportamento non nasce alle 18:30.

Alle 18:30 diventa soltanto visibile.


Non sempre bisogna convincere la persona che "non c'è motivo di piangere"

Quando una persona è agitata, il caregiver può cercare di rassicurarla spiegandole razionalmente che non c'è motivo di preoccuparsi.

Ma se la persona è confusa, ripetere:

"Te l'ho già spiegato."

oppure:

"Non c'è niente che non va."

potrebbe non essere utile.

La sua paura è reale, anche quando il motivo che la genera non è immediatamente comprensibile.

Può essere più efficace parlare con calma, ridurre gli stimoli, rassicurare e cercare di capire quale bisogno potrebbe esserci dietro il comportamento.


A volte l'ambiente fa la differenza

Immaginiamo una persona che vive già una certa difficoltà di orientamento.

Nel pomeriggio:

  • la luce diminuisce;
  • si accendono le televisioni;
  • arrivano rumori dalla cucina;
  • le persone iniziano a muoversi;
  • cambiano le ombre nella stanza.

Quello che per noi è un normale momento della giornata può diventare molto più difficile da interpretare.

Per alcune persone con demenza, un ambiente poco illuminato o ricco di ombre e riflessi può aumentare confusione e agitazione.

Anche piccoli accorgimenti possono quindi aiutare:

  • illuminare gradualmente l'ambiente;
  • ridurre il rumore di fondo;
  • evitare troppe persone contemporaneamente;
  • mantenere una routine prevedibile;
  • proporre un'attività familiare e rassicurante.

E se succede sempre prima di una determinata attività?

Anche questo è un indizio interessante.

Se il pianto compare sempre prima del bagno, prima di uscire, durante la vestizione o prima di andare a letto, potrebbe esserci qualcosa associato a quella situazione.

Forse la persona ha paura.

Forse non comprende cosa sta per succedere.

Forse l'attività è fisicamente dolorosa.

Forse si sente privata del controllo.

Oppure semplicemente non gradisce quella particolare modalità di assistenza.

In questi casi può essere utile osservare come viene proposta l'attività, non soltanto la reazione della persona.


Quando non bisogna aspettare

C'è però una distinzione molto importante.

Se il comportamento è presente da tempo e segue uno schema abbastanza stabile, può essere utile osservarne i fattori scatenanti.

Se invece compare improvvisamente o cambia bruscamente rispetto al comportamento abituale, è importante non attribuirlo automaticamente alla demenza.

Un cambiamento improvviso può essere legato a un problema fisico, come dolore, infezione, stitichezza, disidratazione o effetti dei farmaci.

In particolare, una confusione improvvisa richiede una valutazione medica perché può essere un segno di delirium, che può avere diverse cause e può comparire rapidamente.

Quindi:

comportamento abituale e prevedibile → osservare e cercare lo schema.

cambiamento improvviso → parlarne rapidamente con un professionista sanitario.


Il caregiver può sentirsi impotente

C'è anche un aspetto emotivo di cui si parla poco.

Quando una persona piange ogni giorno alla stessa ora, il caregiver può iniziare ad anticipare quel momento con ansia.

Sono le 17.

"Tra poco ricomincerà."

Sono le 18.

"Non so più cosa fare."

E quando nulla sembra funzionare, può arrivare la frustrazione.

A volte anche il senso di colpa:

"Perché non riesco a calmarla?"

Ma non tutto può essere risolto dal caregiver.

E soprattutto, non riuscire a far smettere una persona di piangere non significa non saper prendersi cura di lei.

A volte il compito non è eliminare completamente il comportamento.

È cercare di comprenderlo, ridurre il disagio e capire se esiste una causa che può essere affrontata.


Non trasformare l'orario in una condanna

Se ogni giorno alle 18 la persona diventa agitata, è facile iniziare a vivere quell'ora come qualcosa da temere.

Ma può essere utile cambiare prospettiva.

Quell'orario è diventato un segnale da osservare.

Non una condanna.

Se il diario mostra che il comportamento compare sempre dopo una determinata attività, abbiamo trovato un possibile collegamento.

Se compare quando la persona è molto stanca, possiamo provare a modificare la routine.

Se compare quando inizia a fare buio, possiamo intervenire sull'illuminazione.

Se compare insieme a dolore o altri sintomi fisici, possiamo parlarne con il medico.

L'obiettivo non è controllare la persona.

È capire meglio ciò che sta vivendo.


Una piccola checklist per il caregiver

Quando il pianto o la lamentela iniziano sempre alla stessa ora, prova a chiederti:

☐ Succede davvero sempre nello stesso momento?

☐ Cosa è successo nei 30-60 minuti precedenti?

☐ Ha mangiato e bevuto?

☐ Deve andare in bagno?

☐ Potrebbe avere dolore?

☐ È stanca?

☐ È cambiato qualcosa nella terapia?

☐ È diventato buio o l'ambiente è cambiato?

☐ Ci sono rumori o troppe persone?

☐ Sta per iniziare un'attività che potrebbe metterla in difficoltà?

☐ Il comportamento è nuovo oppure esiste da tempo?

☐ C'è stato un cambiamento improvviso rispetto al solito?

Queste domande non servono per fare una diagnosi.

Servono per osservare meglio.


La domanda più importante

Quando una persona anziana piange o si lamenta sempre alla stessa ora, la domanda non dovrebbe essere soltanto:

"Come faccio a farla smettere?"

Forse la domanda più utile è:

"Che cosa sta cercando di comunicarmi?"

Potrebbe essere un bisogno fisico.

Un bisogno emotivo.

Un problema ambientale.

Una difficoltà legata alla demenza.

Oppure qualcosa che richiede una valutazione medica.

Non possiamo sempre conoscere immediatamente la risposta.

Ma possiamo imparare ad ascoltare il comportamento come una forma di comunicazione.


Conclusione

Quando una persona anziana piange o si lamenta sempre alla stessa ora, è facile pensare:

"Lo fa tutti i giorni."

E quindi:

"Ormai è normale."

Ma ricorrente non significa necessariamente irrilevante.

Un comportamento ripetitivo può raccontarci qualcosa.

Può indicare stanchezza, paura, confusione, un bisogno non soddisfatto o, in alcuni casi, un problema fisico. Nelle persone con demenza, soprattutto nel tardo pomeriggio e alla sera, può anche rientrare nel fenomeno del sundowning.

Il compito del caregiver non è trovare immediatamente la risposta.

È fermarsi.

Osservare.

Cercare uno schema.

Chiedersi cosa è successo prima.

E sapere quando è il momento di chiedere aiuto.

Perché a volte un pianto che sembra inspiegabile è semplicemente un messaggio che non siamo ancora riusciti a decifrare.

🩵 Ogni gesto conta.


Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione di un medico o di un altro professionista sanitario. Se il cambiamento del comportamento è improvviso, importante o accompagnato da confusione, dolore, febbre, vomito, difficoltà respiratorie o altri sintomi preoccupanti, è importante richiedere una valutazione sanitaria.


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