Quando la stitichezza diventa un problema serio

Quando la stitichezza diventa un problema serio

La stitichezza è un disturbo comune.

Può capitare dopo un cambiamento nell'alimentazione, quando ci si muove meno, quando si beve poco o anche come effetto collaterale di alcuni farmaci.

Nella persona anziana, però, non dovrebbe essere sempre considerata un problema "normale dell'età".

Soprattutto quando si assiste un genitore, un coniuge o una persona fragile, è importante imparare a riconoscere quando una semplice difficoltà intestinale può diventare qualcosa che merita l'attenzione del medico.

Perché a volte il problema non è soltanto andare poco in bagno.

È capire perché è successo, da quanto tempo dura e quali altri sintomi lo accompagnano.


Che cosa significa davvero essere stitici?

Non esiste un numero di evacuazioni che debba essere uguale per tutti.

In generale, si parla di stitichezza quando le evacuazioni diventano meno frequenti del solito, le feci sono dure o secche, evacuare richiede molto sforzo oppure rimane la sensazione di non aver svuotato completamente l'intestino.

Questo è importante perché non bisogna guardare soltanto al numero di volte in cui una persona va in bagno.

Una persona può evacuare ogni giorno e avere comunque un problema se le feci sono molto dure, dolorose da espellere o se lo svuotamento è incompleto.

Al contrario, una persona che normalmente evacua ogni due giorni potrebbe non essere necessariamente stitica.

Il punto di riferimento più utile è spesso il cambiamento rispetto alle sue normali abitudini.


Perché negli anziani è più frequente?

Con l'avanzare dell'età possono aumentare diversi fattori che favoriscono la stitichezza.

Per esempio:

  • ci si muove meno;
  • si beve meno;
  • si mangia meno fibra;
  • cambiano le abitudini quotidiane;
  • si può ignorare più spesso lo stimolo a evacuare;
  • possono essere presenti alcune malattie;
  • alcuni farmaci possono rallentare l'intestino.

La stitichezza è infatti più frequente negli adulti anziani.

Per il caregiver questo significa una cosa semplice:

osservare le abitudini intestinali può essere parte della normale attenzione quotidiana alla persona assistita.


Il ruolo dei farmaci

Questo è un aspetto che spesso viene sottovalutato.

Alcuni farmaci e integratori possono favorire la stitichezza.

Tra quelli che possono essere coinvolti ci sono, ad esempio, alcuni antidolorifici oppioidi, alcuni antiacidi, alcuni farmaci utilizzati per il Parkinson, integratori di ferro e altri medicinali.

Questo non significa che un farmaco debba essere sospeso.

Mai modificare autonomamente una terapia prescritta.

Se la stitichezza è comparsa dopo l'inizio di un nuovo farmaco o è diventata più frequente, è invece utile segnalarlo al medico o al farmacista.

A volte la soluzione può essere proprio capire se esiste un collegamento con la terapia.


Quando può bastare intervenire sulle abitudini?

Quando non ci sono segnali d'allarme, alcuni cambiamenti possono aiutare.

Tra questi:

💧 Bere adeguatamente

I liquidi aiutano le fibre a svolgere la loro funzione.

🥕 Aumentare gradualmente le fibre

Frutta, verdura, legumi e cereali integrali possono contribuire a una maggiore assunzione di fibre.

L'aumento dovrebbe essere graduale, soprattutto se la persona non ne assume abitualmente molte.

🚶 Muoversi, quando possibile

Anche l'attività fisica e il movimento quotidiano possono aiutare la regolarità intestinale.

🚽 Non ignorare lo stimolo

Quando possibile, è utile rispettare lo stimolo naturale e mantenere una routine regolare.

Per una persona fragile, anche piccoli cambiamenti nella routine possono fare la differenza.


Attenzione al fai-da-te con i lassativi

Quando la stitichezza persiste, la tentazione può essere quella di aumentare autonomamente lassativi, supposte o altri prodotti.

Non è sempre una buona idea.

I lassativi non sono tutti uguali e il loro utilizzo dipende dalla situazione della persona.

Un uso scorretto o prolungato può provocare effetti indesiderati, tra cui diarrea, crampi e disidratazione; per alcuni prodotti, un uso eccessivo può creare ulteriori problemi.

Se un lassativo non sta funzionando o viene utilizzato frequentemente, è meglio parlarne con un medico o un farmacista.


Quando la stitichezza può diventare seria?

È questa la parte che ogni caregiver dovrebbe conoscere.

Non bisogna aspettare che la situazione diventi insostenibile per chiedere aiuto.

È opportuno rivolgersi al medico se la stitichezza:

  • non migliora con le normali misure;
  • diventa ricorrente;
  • compare improvvisamente rispetto alle abitudini abituali;
  • è accompagnata da dolore addominale;
  • è associata a gonfiore persistente;
  • è accompagnata da sangue nelle feci;
  • è associata a perdita di peso non intenzionale;
  • si accompagna a stanchezza persistente o altri sintomi insoliti.

In particolare, un cambiamento persistente delle abitudini intestinali non dovrebbe essere semplicemente attribuito all'età.

Va valutato.


🚨 Alcuni segnali richiedono particolare attenzione

Ci sono situazioni in cui non è prudente aspettare.

La presenza di stitichezza insieme a:

  • dolore addominale forte o continuo;
  • vomito;
  • febbre;
  • sangue nelle feci o sanguinamento rettale;
  • impossibilità a evacuare e anche a emettere gas;
  • perdita di peso inspiegabile

richiede una valutazione medica tempestiva.

L'impossibilità di far passare gas associata a dolore, gonfiore, vomito o stitichezza può essere un segnale di un problema intestinale che necessita di una valutazione urgente.

Non significa automaticamente che ci sia una condizione grave.

Significa che quei sintomi non vanno gestiti semplicemente aumentando il lassativo senza averne capito la causa.


Un segnale che può confondere il caregiver: la diarrea

Questo è un punto particolarmente importante.

A volte una persona molto stitica può improvvisamente presentare feci liquide o episodi di diarrea.

Si potrebbe pensare:

"Finalmente si è sbloccato."

Non sempre è così.

In presenza di un fecaloma, cioè un accumulo di feci dure nel retto, materiale più liquido può riuscire a passare attorno all'accumulo e fuoriuscire.

Il risultato può sembrare una diarrea, mentre alla base c'è ancora una stitichezza importante.

Questo fenomeno è particolarmente importante da conoscere quando si assiste una persona anziana, fragile o poco autonoma.

Se gli episodi si ripetono, è bene parlarne con un professionista sanitario.


Nelle persone con demenza può essere ancora più difficile accorgersene

Una persona con difficoltà cognitive potrebbe non riferire chiaramente:

  • dolore;
  • gonfiore;
  • difficoltà ad evacuare;
  • sensazione di incompleto svuotamento.

Per questo il caregiver può notare soltanto cambiamenti nel comportamento.

Irritabilità, agitazione o confusione possono talvolta essere segnali indiretti di dolore o disagio.

Non significa che ogni cambiamento comportamentale sia causato dalla stitichezza.

Ma quando compare insieme a un cambiamento delle abitudini intestinali, merita attenzione.


Non guardare soltanto "se è andato in bagno"

Per chi assiste una persona anziana, può essere utile osservare alcuni elementi semplici:

Quando è andata in bagno l'ultima volta?

Le feci erano dure o molto secche?

Ha dovuto spingere molto?

Ha dolore?

Ha la pancia gonfia?

Sta mangiando e bevendo normalmente?

Sta assumendo nuovi farmaci?

È comparsa diarrea dopo diversi giorni di stitichezza?

Il comportamento è cambiato?

Non serve trasformare il caregiver in un operatore sanitario.

Serve semplicemente avere informazioni utili da riferire al medico quando qualcosa cambia.


La prevenzione passa anche dalle piccole cose

La regolarità intestinale non dipende da un singolo alimento o da un rimedio miracoloso.

Spesso è il risultato di diverse abitudini quotidiane:

bere adeguatamente, alimentarsi in modo equilibrato, assumere fibre in quantità adatta, muoversi quando possibile e mantenere una routine regolare.

Ma bisogna sempre considerare la situazione individuale.

Una persona con particolari patologie, problemi di deglutizione, restrizioni sui liquidi o altre condizioni può avere esigenze diverse.

Per questo, soprattutto nelle persone fragili, prevenzione non significa applicare automaticamente gli stessi consigli a tutti.


Il caregiver non deve risolvere tutto da solo

Quando una persona che assistiamo è stitica, può essere naturale pensare:

"Devo trovare qualcosa che la faccia andare in bagno."

Ma il compito del caregiver non è necessariamente trovare da solo la soluzione.

È soprattutto riconoscere il problema, osservare i cambiamenti e capire quando chiedere aiuto.

Questo è particolarmente importante quando la stitichezza è nuova, persistente, ricorrente o accompagnata da altri sintomi.

Chiedere consiglio non significa aver fallito.

Significa prendersi cura.


Quando la stitichezza merita una telefonata al medico?

Una regola pratica può essere questa:

🟢 Situazione occasionale

La persona sta bene, non presenta sintomi preoccupanti e il problema è comparso occasionalmente.

→ Si possono valutare semplici misure di prevenzione e osservare l'evoluzione.

🟠 Problema persistente o ricorrente

La stitichezza continua, si ripete frequentemente o rappresenta un cambiamento rispetto alle normali abitudini.

È opportuno parlarne con il medico.

🔴 Segnali d'allarme

Dolore addominale importante o continuo, vomito, febbre, sangue, perdita di peso inspiegabile o incapacità di evacuare e passare gas.

Serve una valutazione medica tempestiva.


Conclusione

La stitichezza può sembrare un problema piccolo.

Per una persona anziana o fragile, però, può diventare molto più importante di quanto sembri.

Può causare dolore, disagio, perdita di appetito e, se protratta, anche complicazioni come il fecaloma.

Per questo il caregiver non deve imparare a "curare la stitichezza".

Deve imparare a riconoscerla.

A capire quando è un episodio occasionale.

A osservare quando qualcosa cambia.

E soprattutto a sapere quando è il momento di chiedere aiuto.

Perché prendersi cura non significa avere sempre la risposta.

A volte significa semplicemente accorgersi che è arrivato il momento di chiamare qualcuno che quella risposta può darla.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico. In presenza di sintomi importanti, persistenti o improvvisi, è necessario rivolgersi a un professionista sanitario.


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